I videogiochi possono essere un valido strumento per aiutare gli adolescenti e i giovani pazienti malati di cancro ad aderire e a seguire meglio la terapia. A rilevarlo, un gruppo di ricercatori della University Medical Center Utrecht, nei Paesi Bassi, in uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics. "Videogame mirati possono contribuire a migliorare la vita dei giovani con il cancro e, cosa più importante, migliorare la loro adesione al trattamento", ha spiegato Pamela M. Kato, coordinatrice dello studio. L'adesione alle terapie, infatti, e' un problema grave e molto comune nei pazienti giovani. Per scoprire se giocare ad un videogioco studiato appositamente possa aiutare i malati oncologici adolescenti, i ricercatori hanno scelto in modo casuale 375 pazienti di entrambi i sessi e di età compresa fra i 13 e i 29 anni chiedendogli di giocare con "Re-Mission", gioco specializzato sulla cura del cancro, e "Indiana Jones e l'imperatore delle tombe", che è invece un normale videogioco.In "Re-Mission", che è stato ideato da una società no-profit californiana chiamata HopeLab, i giocatori controllano un piccolo robot che si muove in un ambiente a tre dimensioni che riproduce l'interno di un organismo di un giovane paziente affetto da cancro.
I giocatori devono utilizzare il robot per uccidere le cellule maligne e controllare gli effetti collaterali. Per vincere la partita, inoltre, bisogna prendere medicine e antibiotici, usare tecniche di rilassamento, mangiare cibo sano e fare tutta una serie di attività per prendersi cura di sé.
Ai pazienti dei due gruppi è stato chiesto di giocare con i giochi per almeno un'ora a settimana per un periodo di tre mesi: lo ha fatto il 22% di quelli a cui è stato chiesto di giocare con "Indiana Jones" e il 33% di quelli cui è stato affidato "Re-Mission".
Fra quelli che giocavano "Re-Mission", però, si è registrato un aumento del 16% nel rispetto della terapia, che ha portato i giovani pazienti ad assumere il 62,3% di tutte le medicine prescritte, contro il 52,5% di quelli cui è stato chiesto di giocare con "Indiana Jones". Inoltre, anche l'adesione alla chemioterapia e la consapevolezza della propria malattia hanno mostrato un miglioramento nel gruppo che giocava al videogioco appositamente pensato.




